Il Concilio di Trento
Dopo aver trattato le riforme protestanti, presentiamo il Concilio di Trento che ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia della Chiesa Cattolica, una tappa lunga e complessa.
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Che cos’è un Concilio?
Prima di capire cosa fu il Concilio di Trento, è utile sapere cosa si intende per ‘concilio’. Un concilio ecumenico è una grande assemblea di vescovi, cardinali e teologi convocata dal Papa per discutere e decidere su questioni importanti riguardanti la fede, la morale e la vita della Chiesa. La parola ‘ecumenico’ viene dal greco e significa ‘universale’: partecipano cioè rappresentanti di tutta la Chiesa cattolica, da ogni parte del mondo.
Il Concilio di Trento fu uno dei più importanti nella storia della Chiesa: durò, con alcune interruzioni, ben 18 anni, dal 1545 al 1563, e si svolse nella città di Trento, nell’Italia settentrionale, allora parte dell’Impero asburgico.
Le cause: perché fu convocato?
Per capire il Concilio di Trento bisogna tornare indietro di qualche decennio. Nel 1517, un monaco tedesco di nome Martin Lutero aveva affisso le sue famose 95 tesi sulla porta della cattedrale di Wittenberg, dando inizio alla Riforma Protestante. La rottura con Roma fu progressiva ma inesorabile: in pochi decenni, interi paesi del Nord Europa abbandonarono la Chiesa cattolica.
Questa crisi era causata da problemi reali: molti vescovi non vivevano nelle loro diocesi, i sacerdoti erano spesso ignoranti e di vita poco esemplare, la corruzione aveva raggiunto livelli scandalosi persino all’interno della Curia romana. Lutero aveva toccato una ferita aperta.

Le tre fasi del Concilio
Il Concilio si svolse in tre grandi fasi, ciascuna sotto il pontificato di un papa diverso, separate da lunghe interruzioni dovute a guerre, epidemie e tensioni politiche.

Le grandi decisioni dottrinali
Il Concilio di Trento prese posizione chiara su tutti i punti contestati dalla Riforma protestante. Vediamo i principali.
La Bibbia e la Tradizione
Lutero sosteneva che l’unica fonte della fede fosse la Bibbia (principio della sola Scriptura). Il Concilio rispose affermando che la Sacra Tradizione — cioè l’insegnamento trasmesso dagli apostoli attraverso la Chiesa — ha la stessa autorità della Bibbia. Inoltre, solo la Chiesa può interpretare correttamente le Scritture: la lettura non può essere lasciata al singolo fedele.
La giustificazione
Era il tema teologicamente più caldo. Lutero insegnava che l’uomo viene salvato per sola fede (sola fide), senza che le opere abbiano valore. Il Concilio rispose che la fede è necessaria ma non sufficiente: anche le opere compiute con la grazia di Dio contribuiscono alla salvezza. Questa distinzione segnò definitivamente il confine tra protestantesimo e cattolicesimo.
I sacramenti
Lutero riconosceva solo due sacramenti: il Battesimo e l’Eucarestia. Il Concilio fissò definitivamente a sette il numero dei sacramenti cattolici: Battesimo, Confermazione, Eucarestia, Penitenza, Unzione degli infermi, Ordine sacro e Matrimonio. Riaffermò inoltre la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, non solo simbolica come sostenevano i riformatori.
Il culto dei santi, delle reliquie e delle immagini
I protestanti consideravano il culto dei santi, delle reliquie e delle immagini sacre una forma di idolatria. Il Concilio difese queste pratiche come forme legittime di pietà cristiana, precisando però che si tratta di venerazione — non di adorazione, riservata solo a Dio.
La riforma interna della Chiesa
Oltre alle questioni dottrinali, il Concilio si occupò della riforma concreta della vita della Chiesa. Era necessario rispondere alle critiche — spesso fondate — sulla corruzione e l’ignoranza del clero.

I nuovi ordini religiosi: la Compagnia di Gesù
Un contributo fondamentale alla Riforma Cattolica venne dai nuovi ordini religiosi nati in questo periodo. Il più importante fu la Compagnia di Gesù, fondata da Ignazio di Loyola nel 1540 e posta direttamente alle dipendenze del Papa.
I gesuiti si distinsero per tre grandi missioni: l’educazione cattolica dei giovani attraverso collegi diffusi in tutta Europa, la formazione dei sacerdoti e la missione verso i popoli non cristiani in Asia, Africa e America. Furono una risposta organizzata e efficacissima alla diffusione del protestantesimo.
Un grande protagonista della Riforma Cattolica
Il Concilio di Trento non fu soltanto un’assemblea di vescovi e teologi. Attorno ad esso, e nel periodo che seguì, operarono figure straordinarie che incarnarono nella vita concreta lo spirito della riforma. Una di queste merita un’attenzione particolare.
| Carlo Borromeo (1538–1584) Cardinale, Arcivescovo di Milano — L’uomo che applicò il Concilio Carlo Borromeo nacque nel 1538 a Rocca d’Arona, sul Lago Maggiore, da una nobile famiglia lombarda. Nipote di Papa Pio IV, divenne cardinale a soli 22 anni — un’età straordinariamente giovane — e fu nominato Segretario di Stato vaticano proprio negli anni della terza e decisiva fase del Concilio di Trento. Il suo contributo fu determinante: senza di lui, i lavori conciliari rischiavano di non arrivare a una conclusione. Curò la corrispondenza tra Roma e Trento, mediò i conflitti tra le delegazioni nazionali, coordinò i teologi e spinse perché il Concilio non si sciogliesse. Dopo la chiusura, si dedicò con energia straordinaria all’applicazione pratica dei decreti. Come Arcivescovo di Milano diede vita a quella che è considerata la riforma tridentina modello: visitava personalmente le parrocchie più remote a piedi, fondò seminari per formare il clero, istituì scuole per i poveri (le prime ‘scuole domenicali’ della storia), e durante la terribile peste del 1576 rimase in città a soccorrere i malati a rischio della propria vita, quando nobili e autorità erano fuggiti. Fu canonizzato nel 1610, appena 26 anni dopo la morte. Borromeo è la risposta concreta alla domanda: ‘Come si mettono in pratica le decisioni di un Concilio?’ |
I frutti del Concilio di Trento
Il Concilio di Trento produsse una Chiesa profondamente rinnovata, anche se più chiusa e difensiva rispetto al passato. I suoi effetti si fecero sentire per secoli.

Da Trento al Vaticano II: quattrocento anni dopo
Il Concilio di Trento segnò la Chiesa cattolica per quattrocento anni. La sua impronta fu così profonda che solo un altro grande Concilio, il Concilio Vaticano II (1962–1965), convocato da Papa Giovanni XXIII, riuscì a riaprire alcune delle porte che Trento aveva chiuso.
Se Trento reagì alla crisi chiudendosi e definendo i confini dell’identità cattolica contro la Riforma protestante, il Vaticano II cercò invece il dialogo con il mondo moderno, con le altre religioni cristiane e con le culture contemporanee. Usò la stessa parola — ‘concilio’ — ma con uno spirito quasi opposto.
Eppure senza Trento non ci sarebbe stato il Vaticano II: la Chiesa riformata da Borromeo, animata dalla mistica di Teresa d’Avila, ispirata dall’intuizione profetica di Angela Merici, era una Chiesa capace, quattrocento anni dopo, di rischiare l’apertura.
L’ecumenismo oggi
Uno dei frutti più preziosi del Vaticano II è stato l’ecumenismo: lo sforzo per ricomporre l’unità tra le diverse Chiese cristiane, cercando i punti di contatto invece di esaltare le divisioni. Tappe storiche di questo cammino sono state l’incontro tra Papa Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora I a Gerusalemme nel 1964, e la partecipazione di Papa Francesco alle celebrazioni per i 500 anni della Riforma Protestante nel 2016. Un cammino lungo, difficile, ma reale.
Riepilogo: le date e le parole chiave

Al termine della lezione possiamo verificare quanto compreso della Riforma cattolica
Di seguito lasciamo l’articolo che abbiamo usato negli anni scorsi.
Il Concilio
Il Concilio di Trento è stato una tappa fondamentale, lunga e complessa nella storia della Chiesa Cattolica. È durato, tra un’interruzione l’altra, ben 18 anni: dal 1545 al 1563.
In qualche modo, il Concilio è stato una reazione della Chiesa cattolica alla Riforma Protestante. In realtà la Chiesa tentava da molti secoli di rinnovarsi spiritualmente. La Riforma Protestante aveva rotto l’unità dei cristiani e minacciava il ruolo e l’autorità della Chiesa cattolica. Quest’ultima decideva di riorganizzarsi e riformarsi scegliendo tra due strade: o apertura ai temi posti dai protestanti o chiudendosi a tutte le loro argomentazioni. In realtà non ci sarà una scelta netta, perché nel Concilio erano presenti entrambe le anime: una più “progressista” che lavora alla riforma cattolica e una più “conservatrice” che sarà definita con l’Illuminismo “Controriforma” per mettere in cattiva luce la riforma Cattolica.
Le fasi
Il Concilio lo si può dividere in tre fasi:
1. con Papa Paolo III dal 1545 al 1549: in questa fase viene stabilito che l’unica Bibbia autorizzata dalla Chiesa è la “Vulgata”, ovvero la traduzione latina fatta da San Girolamo nel V secolo dalla versione greca ed ebraica;
2. con Papa Giulio III dal 1551 al 1552: in questo periodo vengono emanati i decreti sull’importanza dei sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza.
Per la guerra tra l’imperatore Carlo V, difensore del cattolicesimo, e i principi protestanti il Concilio si interruppe.
3. con Pio IV tra il 1562 e la fine: a questo punto la speranza di qualsiasi ricomposizione della frattura con i protestanti è svanita. Il Concilio si schiera in modo chiaro nella lotta contro l’eresia riaffermando con decisione la dottrina cattolica del culto dei Santi, delle reliquie e delle immagini sacre, insomma tutti quegli aspetti che erano negati dalla riforma protestante.
Dal Concilio di Trento nascerà una chiesa più organizzata, grandiosa e ricca.
Attività
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Leonardo Buffo - Giovanna Ruggieri
