| 

Le altre figure femminili dell’A.T.

Spread the love

Nella lezione scorsa abbiamo visto che all’epoca dei patriarchi in Israele era presente
una struttura poligamica, con tutte le immaginabili complicazioni (gelosie, rivalità,
…) che questa causava alla vita delle donne; ma all’epoca dei Giudici iniziò un
cammino verso la monogamia che si affermò definitivamente all’epoca dei Re,
anche perché la poligamia era molto onerosa.
Nella storia veterotestamentaria ritroviamo la donna severamente sottomessa
all’uomo, ma anche un desiderio di giustizia, derivante dal rapporto dell’essere
umano con Dio, che porta alla difesa e alla protezione dei più deboli e degli oppressi
dunque anche delle donne e delle vedove.
La donna per millenni è stata ritenuta inferiore ed è stata esclusa dai ruoli più
significativa della vita culturale, economica e politica. Il suo regno era in ambito
domestico e familiare, ma dal racconto di creazione emerge anche un nuovo modo
di entrare in relazione tra uomo e donna.
Nel libro della Genesi troviamo due diversi racconti della Creazione, ricordiamo che
ci troviamo di fronte a racconti mitici.
Nel primo racconto, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio che li crea
maschio e femmina.
Nel secondo, Dio si accorge che Adamo, che è stato plasmato dalla terra, non è
felice da solo, per questo crea ogni essere vivente a cui Adamo dà il nome,
dimostrando così di dominare la natura; ma l’uomo non trova tra gli animali del
Paradiso qualcuno che gli sia di fronte, dunque gli animali non possono bastare,
all’uomo manca la relazione alla pari.
Adamo dall’ebraico adamà, terra. Ish significa uomo. Eva, ovvero ishà, donna,
perché è stata tratta da ish.
Anche i termini ebraici maschio e femmina ci danno l’idea del concetto di relazione
uomo donna presente nella Creazione, l’uno è complementare all’altra; perciò
Adamo si sentiva solo nell’Eden e con Eva non lo è più.
Solo Eva riesce a completare Adamo, è il suo sostegno, è lei che gli sta davanti ed è
con lei che può avere una relazione di parità.
Nel giardino dell’Eden, l’uomo non riesce a vivere né da solo né con gli animali; così
Dio crea la donna, nella quale l’uomo trova la sua realizzazione, perché ha la sua
stessa natura e dignità, è simile a lui ma, allo stesso tempo, è diversa da lui. Per lo
stesso motivo, anche la donna trova la sua realizzazione nell’uomo.

Pertanto sebbene nel mondo semitico la donna fosse socialmente e culturalmente
in una condizione di severa sottomissione all’uomo, nella Genesi, lo scrittore sacro
parla di relazione, di complementarietà, addirittura di parità quando l’uomo dice: è
carne della mia carne, osso delle mie ossa.
Con l’irrequietezza di Eva e la seduzione di Adamo il racconto di creazione ci mostra
una figura femminile che, come ogni essere umano, ha il suo cammino personale
fatto di luci e ombre, peccato e perdono, affanni e gioie. E’ lei che porta l’umanità
fuori dalla protezione e dal benessere dell’Eden aprendola a nuovi orizzonti.
Eva resta la madre dei viventi, prefigurazione di Maria, nuova Eva.
Nel racconto biblico incontriamo altre importanti figure femminili, non sempre
positive:
Dalila (libro dei Giudici), donna bellissima che seduce e inganna Sansone portandolo
alla morte interiore e fisica.
Giuditta (libro di Giuditta) che ci mostra come vivere la fede in una realtà idolatrica.
Nabucodonosor, re potente che voleva essere adorato come un Dio, ordina a
Oloferne, comandante del suo esercito, di distruggere quanti si erano rifiutati di
riconoscerlo come tale, dunque anche gli ebrei della Giudea.
Il testo biblico mostra, da un lato, l’incapacità degli uomini di reagire all’esercito di
Oloferne, a cui si vogliono arrendere e, dall’altro, il coraggio e la fedeltà a Jahvé di
Giuditta (donna bellissima), nonostante la sua debolezza in quanto donna, per di più
vedova.
Giuditta taglierà la testa ad Oloferne, rimasto ammaliato dalla sua bellezza, evitando
in tal modo la sconfitta di Giuda e un altro eventuale esilio.
Ester, donna bellissima, anche lei fedele al suo Dio, rischia la vita per difendere
Israele. Anche lei confidando nel Signore riesce a farsi ricevere dal re Assuero, re di
Persia, che resta ammaliato dalla sua bellezza e le concede di fare la sua richiesta.
Ester lo invita a cena con il suo perfido ministro Aman e lì svela i piani di
quest’ultimo contro i Giudei. Assuero farà uccidere Aman e sposerà Ester.
Rut e Noemi (Libro di Ruth): due figure molto deboli perché donne, straniere e
vedove; dunque senza futuro per la società patriarcale dell’epoca. Rut lega il suo
destino a quello della suocera ebrea emigrata a Moab con il marito e due figli.
Questa generosità e la decisione di affidarsi ad un Dio straniero, verrà riconosciuta e
premiata da Dio. Rut arriverà a Gerusalemme con la suocera Noemi, sposerà Booz che eserciterà il diritto di riscatto e grazie a questo Rut entrerà a far parte di una
famiglia di Israeliti.
Rut e Booz si innesteranno nella storia della salvezza perché Obed, loro figlio,
genererà Iesse, padre di re Davide dalla cui stirpe nascerà Gesù. La famiglia di
Davide, tra le più importanti d’Israele, deriva allora da una donna straniera,
inizialmente esclusa; pertanto la salvezza è per tutti, per il mondo intero.
Gezabele (1 Re) principessa fenicia, scaltra, intraprendente e manipolatrice che
divenne regina d’Israele dopo le nozze con re Acab, viziato e completamente
soggiogato da lei. Gezabele introduce nel regno d’Israele il culto a Baal con relativi
sacerdoti, facendo sterminare quelli di Yahweh. Dio invia Elia che convincerà il
popolo ad eliminare i sacerdoti di Baal dediti alla prostituzione sacra e a culti
orgiastici. Quando Acab morirà in battaglia, salirà sul trono suo figlio anche se il
potere continuerà ad essere gestito dalla madre.
In questo periodo arriva Ieu personaggio che Eliseo (successore di Elia) esorta a
convertire il paese. Ci saranno vari omicidi tra cui quello di Gezabele che verrà
gettata da una delle finestre del suo palazzo, il suo corpo verrà parzialmente
mangiato dai cani come aveva profetizzato Elia.
La moglie di Osea infedele ma amata e sempre riaccolta è metafora del rapporto tra
Dio e il suo popolo.
Nella Bibbia abbiamo conosciuto madri, profetesse, regine, figlie, nuore,
principesse, regine e sacerdotesse, in taluni casi straniere, forti e coraggiose,
capaci di aprirsi al nuovo e per questo sono entrate a far parte della storia della
salvezza. Alcune di queste donne hanno dato il loro nome ad alcuni libri biblici,
altre sono comunque entrate nella memoria d’Israele, tantissime sono state
dimenticate, sono rimaste ai margini della società patriarcale dell’epoca, la storia
di molte racconta della loro fragilità, infedeltà e dei loro errori, allo stesso modo
della storia di molti personaggi maschili; quindi non è la Bibbia a voler mostrare il
ruolo negativo delle donne nella storia dell’umanità, come un’interpretazione
misogina del libro sacro ha lasciato intendere per molto tempo.

Al termine potremmo dare la parola ai ragazzi per fare un confronto tra le donne presentate e il ruolo delle donne di oggi.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *