La Chiesa dal Vaticano II al nostro tempo
Come abbiamo visto, il Concilio Vaticano II si tenne tra il 1962 e il 1965, convocato da papa Giovanni XXIII e concluso da papa Paolo VI. Fu un evento storico senza precedenti: per la prima volta, i vescovi non si riunivano per combattere un’eresia o rispondere a una crisi, ma per qualcosa di più positivo e ambizioso. Giovanni XXIII usò una parola diventata celebre in tutto il mondo: aggiornamento. La Chiesa doveva aprire le finestre, fare entrare aria fresca, senza però perdere il suo cuore.
I documenti conciliari toccarono temi fondamentali: la liturgia (la Messa cominciò a essere celebrata nelle lingue locali, non più solo in latino), la libertà religiosa, il dialogo con le altre Chiese cristiane, il dialogo con le altre religioni non cristiane e il ruolo dei laici nella vita della comunità. Il messaggio di fondo era chiaro: la Chiesa non è una fortezza chiusa, ma una comunità in cammino con tutta l’umanità.
L’eredità del Vaticano II non fu immediata né pacifica: ci vollero anni perché le novità penetrassero nella vita concreta delle parrocchie, e non mancarono tensioni tra chi voleva andare più in fretta e chi temeva di perdere troppo del passato. Ma il cantiere aperto dal Concilio è rimasto aperto.
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I papi del postconcilio: testimoni in cammino
Dopo il Concilio, la guida della Chiesa è passata attraverso figure molto diverse tra loro, ciascuna con un proprio stile e una propria sensibilità.Il 263° pontefice è stato Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Il “papa del sorriso”: semplice, paterno, capace di parlare ai fedeli con un linguaggio diretto e affettuoso. Il suo pontificato, brevissimo, soli 33 giorni, ha lasciato un’impronta sorprendentemente profonda nell’immaginario della Chiesa.
Karol Wojtyła, Giovanni Paolo II, è stato il primo papa non italiano dopo secoli. Ha guidato la Chiesa dal 1978 al 2005, anno della sua morte. Polacco, testimone della Seconda guerra mondiale e del comunismo, è stato un grande comunicatore, ideatore delle Giornate Mondiali della Gioventù e protagonista della stagione che ha portato alla caduta del Muro di Berlino. Sopravvissuto a un attentato, ha mostrato al mondo il volto umano della Chiesa anche nella malattia.
Il tedesco Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, è stato il 265° pontefice dal 2005 al 2013. Teologo raffinato, ha posto al centro il primato di Cristo e la lotta al relativismo, cioè l’idea che tutte le verità siano equivalenti. La sua rinuncia volontaria al pontificato, nel 2013, è stata un atto senza precedenti nella storia moderna della Chiesa.
Nel conclave del 2013 è stato eletto Jorge Mario Bergoglio, che ha scelto il nome di Francesco. È stato il primo papa gesuita e il primo papa latinoamericano. Il suo pontificato, dal 2013 al 2025, si è caratterizzato per uno stile semplice, per l’attenzione ai poveri e agli emarginati, per la cura del creato e la difesa dei migranti. Ha promosso una Chiesa più sinodale, cioè più capace di camminare insieme. È morto il 21 aprile 2025.
Il 267° vescovo di Roma è Robert Francis Prevost, Leone XIV, eletto l’8 maggio 2025. È stato il primo papa statunitense e il primo papa agostiniano. Ha scelto il nome Leone XIV in omaggio a Leone XIII, il papa della Rerum Novarum, la prima grande enciclica sociale della Chiesa, dedicata al lavoro, alla giustizia e ai diritti dei lavoratori. È stato un segnale chiaro di continuità con l’attenzione alla questione sociale che ha attraversato l’intera storia moderna della Chiesa.
Tra i grandi temi del pontificato di Leone XIV ci sono stati la pace, l’unità della Chiesa, la questione sociale e Cristo al centro. Ha mostrato continuità con il suo predecessore, pur con un temperamento diverso: più riflessivo e meno mediatico.
La storia della Chiesa nel Novecento e nei primi decenni del Duemila è stata la storia di una comunità che ha imparato, spesso con fatica, a guardare il mondo senza paura, a riconoscere i “segni dei tempi” di cui parlava il Concilio, a non confondere la fedeltà al Vangelo con la chiusura alle domande del presente. I papi di questo periodo, così diversi tra loro, hanno incarnato ciascuno un pezzo di questa storia. E Leone XIV, costruttore di ponti in un tempo di muri, ne ha rappresentato il capitolo più recente.
